APPELLO AI SIGNORI CARDINALI FEDELI A CRISTO E ALLA SUA CHIESA

APPELLO AI SIGNORI CARDINALI FEDELI A CRISTO E ALLA SUA CHIESA


di Giovanni Episcopo



Sabato, 28 gennaio 2017 ~ memoria di San Tommaso d’Aquino


Eminenze,

 

anche se nessuno di Voi leggerà mai queste mie semplici parole, credo sia mio dovere rivolgermi a Voi, per la prima e forse unica volta, sebbene debba confidarVi come in passato io abbia lungamente dubitato della Vostra reale determinazione, della Vostra forza, e perfino della mera Vostra volontà di contrastare il disegno di quei potentati ostili che stanno spadroneggiando all’interno della Santa Chiesa Cattolica. Se ho manifestato riserve su di Voi, è perché per troppo lungo tempo ho vanamente atteso un Vostro autorevole intervento, che si unisse alle mie, alle nostre trepidazioni per la Chiesa di cui è Madre la nostra Avvocata celeste.


Voi non mi conoscete né sapete alcunché della mia personale vicenda, o forse a qualcuno soltanto di Voi sarà giunta qualche voce; ma questo non è così rilevante, almeno non ancora.

 

La mia Madre a cui il Signore ha voluto affidarmi – voglio dirvelo anche se non mi conoscete –, non è ricca né famosa; e tuttavia, pur apparendo agli occhi degli uomini la più umile delle madri, è Donna di nobili origini, seppur remote. Sono un figlio di questa Donna, che le ali della grande aquila hanno condotto nel deserto, ubi habet locum paratum a Deo. Un luogo, non un nascondiglio come qualcuno potrebbe intendere: luogo al riparo, che nessuno potrà mai espugnare, perché il Custos Ecclesiæ lo protegge. Da questo luogo io mi rivolgo a Voi; e in cuor mio so che, anche se mai leggerete queste mie accorate parole, la mia voce Vi giungerà forte e chiara.

 

Voi non mi conoscete, ma io, prima di Voi, già conoscevo nel mio animo quale sarebbe stato l’esito lacerante che adesso anche Voi toccate quasi con mano. Un Vostro confratello, l’Em.mo cardinale Raymond Leo Burke, è certamente la persona che è chiamata da Dio a dare il suo personale tributo di patimento prima degli altri: non lasciatelo solo a se stesso! Che non manchino mai a lui personalmente – ve ne prego – la vicinanza e la compartecipazione di ciascuno alle sue afflizioni, che sono anzitutto patimenti dello spirito prima che della carne, anche se l’umana natura – lo so per precosissima e continuata esperienza personale – produce i dolori del corpo quando l’anima viene a soffrire; e questa sofferenza s’acuisce quando essa è determinata da un ingiusto ed arbitrario volere umano, che si fa prevaricazione.


A Sua Em.za il cardinale Burke:

anche se non avrà modo di prendere visione di queste mie parole scritte col cuore, vorrei qui manifestarLe tutto il mio affetto umano e la mia condivisione del suo tormento interiore, che scaturisce dalla constatazione della situazione angosciante in cui la Santa Chiesa si trova. A Lei va tutto il mio incoraggiamento, che non è solo mio, ma di tutta quella innumerevole moltitudine di fedeli cattolici che si riconoscono nelle sue coraggiose prese di posizione: non si affligga mai, anche se dovesse capitarLe qualche fatto inaudito ed estremo, quale potrebbe essere un provvedimento disciplinare, che agli occhi di Dio mai potrebbe minimamente nuocere alla sua personale salvezza, ma che anzi sarebbe da considerare come un chiodo che Le viene ribattuto nella carne, la cui lacerazione Le sarà agevole per guadagnarsi un posto tra gli eletti. Non si curi più di tanto del giudizio degli uomini, che è caduco e mutevole. Ma io sono sicuro che in Lei questo umano volubile verdetto non produrrebbe alcun significativo mutamento interiore, perché Ella è uomo di fede. Io già da adesso mi vedo accanto a Lei, sotto la Croce del Signore. 

 

Sotto la Croce: resto sotto la Croce del Signore crocifisso, agonizzante e prossimo alla fine, accanto alla mia Madre: «Tutto è compiuto!». Non amareggiatevi mai per queste parole del Cristo, ma anzi rallegratevene, poiché Egli, prima di chinare il capo e di consegnare il suo spirito, ha affidato il nuovo figlio a quella Madre, affinché fosse compiuto il destino di certa vittoria della sua Chiesa. E a quel figlio ha rimesso una verità che genera speranza; e proprio questa verità io vorrei a Voi comunicare, affinché non Vi perdiate d’animo e difendiate la fede cattolica fino all’ultimo fiato. E se probabilmente a qualcuno di Voi sarà chiesto di difenderla usque ad sanguinis effusionem, gioitene. Il destino di molti di noi non è poi tanto dissimile dal Vostro.

 

Anche se non mi conoscete, sappiate che ciò che mi è consentito di fare al momento è di pregare per Voi e di unire le mie personali sofferenze alle Vostre. Vi assicuro che il vedermi costretto in questa posizione di attesa non mi è facile né comodo, poiché ho ben chiaro in mente quale sarà la mia meta, i cui esiti terreni deriveranno dal rifiuto e dalla malvagità umana. Lungo questa comune via di tribolazione – eppure una via di salvezza, l’unica –, non mancheranno coloro i quali saranno istigati a voltarsi indietro, ed invero anche al tempo del primo Esodo ci furono uomini di poca fede che dubitarono delle promesse che il Signore Dio aveva trasmesso al Patriarca.


Il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria – immagino lo comprendiate – non potrà mai essere un trionfo storico della Chiesa, quanto piuttosto l’apoteosi del sublime concetto, eppur concretissima realtà, che è il Corpo mistico di Cristo il quale, pur rivivendo nelle sue membra la Passione del Signore, potrà infine appressarsi all’ultimo passaggio, dietro il passo sicuro del figlio della Donna che sale l’erta del monte, fino al suo definitivo traguardo di passione: Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà – dice il profeta –. Vi cammineranno i redenti. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo (Is 35,8-10).

 

Anche se non mi conoscete, a Voi chiedo di far sì che, prima che giunga l’ora di quel figlio, prima che incominci il “Nuovo”, di cui ha voluto accennarci recentemente il papa Benedetto XVI in un suo libro, prima che venga il tempo dell’ultimo cammino, Voi continuiate ad alimentare la fiammella della fede, con la Vostra testimonianza che non recede davanti al sopruso e al tentativo di seppellire la Verità evangelica. Vi assicuro che, nella pienezza del tempo deciso dal Padre, verrà qualcuno che sarà in grado di alimentare quella fiammella che Voi in particolare, in questo drammatico momento siete chiamati a tenere ardente. Sì, perché verrà infine qualcuno che potrà ravvivarla, ed anzi essa produrrà quella luce più che bastevole che non si spegne mai: essa in verità illuminerà la strada sulla quale si metterà in viaggio una moltitudine che ci auguriamo la più abbondante possibile.

 

Voi non mi conoscete, ma io, e con me Voi tutti, siamo figli di quella Eccelsa Madre che sta preparando le sue schiere all’ultima battaglia. Essa è la mia Madre, l’unica: non ne ho altre. E nemmeno Voi ne avete. Ecco, una cosa mi sento di poterVi confidare di Lei: non vuole stare molto più a lungo in compagnia di certa gente! E sapete a chi mi riferisco …


Eminenze,

questo avevo da dirVi, per quello che vale. Forse vale qualcosa ...



Giovanni Episcopo


 


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